| Intervista a Paola Lavini |
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| Scritto da Andrea Anglani |
| Sabato 19 Settembre 2009 17:40 |
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Abbiamo trascorso due ore piacevoli e interessanti con Paola Lavini, chiacchierando sul cinema italiano, parlando della sua carriera, dei registi con cui ha lavorato e dell'importanza di sviluppare più abilità. Vi proponiamo le domande rivolte all'attrice, prima intervista del Progetto Artisti Italiani. Andrea Anglani: Come è nata la tua passione per la recitazione? Paola Lavini: La ricerca personale mi affascina. Interpretare nuovi ruoli per cambiare e scoprire me stessa è importante. Le mie zie mi raccontano che sin da piccola mi truccavo per interpretare diversi personaggi. Tutto è nato per la mia voglia di comunicare e per affrontare la mia timidezza, uscire caratterialmente. Ho iniziato cantando e, per rendermi indipendente, ho fatto l'interprete, che mi ha permesso di imparare meglio le lingue. Mi sono specializzata in America e in Germania. Ho iniziato con il teatro, un teatro sperimentale. Uno dei registi di Musical che ammiro molto è Piparo, con cui ho lavorato benissimo. Avevi bisogno di essere indipendente perché i tuoi genitori non ti volevo supportare? Per loro non aveva senso questo lavoro e non credevano che fosse qualcosa su cui investire. Per questo motivo ho cercato l'indipendenza. Ora che comunque mi vedono sullo schermo e in teatro hanno capito a cosa aspiravo. E con loro ho un bel rapporto. Ma ho dovuto lasciare Maranello perché non c'era nessun stimolo per la mia passione. C'è molta differenza tra lavorare in teatro e lavorare al cinema e in televisione? Te lo chiedo perché molti attori recitano sia al teatro che dietro la macchina da presa. Sì, c'è molta differenza. In teatro, nei musical, ad esempio, sviluppi una voce naturale. Lavorare al cinema e nelle fiction, invece, presenta molte similitudini, perché in Italia spesso vengono girate delle fiction come se fossero film che poi vengono divise e presentate in più parti. Fai molti provini? Come ti prepari di solito? Purtroppo ne vorrei fare molti di più. Comunque è piuttosto divertente perché mi sbizzarrisco con l'improvvisazione. Per prepararmi, non studio solo le battute, ma anche il personaggio e, ad esempio, vado vestita in un certo modo se il personaggio è di un certo tipo. Durante i provini de "I mostri oggi", opera in più episodi, sapevo che dovevo interpretare una donna dell'est, ma non mi hanno richiesto un accento particolare. Eppure mi sono preparata un accento rumeno che è piaciuto molto. Com'è stato lavorare con Marco Tullio Giordana in "Sanguepazzo"? E' un uomo elegante, sia nell'aspetto, che nelle parole. E' attento a tantissimi dettagli e prova piacere nel presentarti tutti. E' molto serio, non si prende una confidenza immediata con le persone. Ti descrive cosa devi fare in scena e se sbagli, si prende le colpe. E alla fine ringrazia tutta la troupe. Il mio ruolo era quello di una spia. Il mio compito era quello di spiare Luisa Ferida, il personaggio interpretato da Monica Bellucci. Cosa consigli alle ragazze che vogliono fare le attrici? Che non basta la faccia. Per questo lavoro è necessario studiare. E' importante avere più talenti, o almeno io ho cercato di svilupparne molti, dal conoscere le lingue a praticare diversi sport, a cantare. Che problemi noti con il cinema italiano? Purtroppo i problemi ci sono a diversi livelli. Molti film che vengono girati non vengono nemmeno distribuiti. Inoltre i film italiani, spesso, vengono mostrati solo nei multisala e non raggiungono le città più piccole. E' anche il pubblico italiano a mancare della giusta cultura per poter apprezzare certe opere, di teatro e di cinema.
Ringraziamo Paola Lavini per il tempo che ci ha concesso. Abbiamo parlato di tanti argomenti interessanti, che non hanno riguardato solo l'arte, ma anche la crescita personale. Più che un'intervista, è stata una chiacchierata che ci ha colpito molto per la sua profondità.
Andrea Anglani.
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| Ultimo aggiornamento Martedì 22 Settembre 2009 11:10 |



